Probabilmente Milo Manara non ha bisogno di introduzioni: uno dei disegnatori e fumettisti italiani più facilmente riconoscibili, noto per le sue immagini sensuali e provocatorie, collaboratore di Fellini e – recentemente – anche di Adriano Celentano. Nato in Alto Adige nel 1945, si trasferisce in provincia di Verona giovanissimo: proprio a Sant’Ambrogio di Valpolicella dove tuttora risiede.
È proprio Manara che ha realizzato il nuovo logo della nostra società che vedete qui sotto.

Andrea Nocini, direttore della testata on-line pianeta-calcio.it e uno dei più noti giornalisti sportivi veronesi, lo ha intervistato qualche giorno fa. Riportiamo un breve passo dell’intervista in cui il disegnatore parla della nostra società e del calcio in generale

Ha mai giocato a calcio, da ragazzo? E in che ruolo?
«Sì, da ragazzino, quando ancora si giocava in strada e non esistevano le porte. Giocavo mezza punta, mezz’ala, ma non ero certo un fulmine di guerra, mi adattavo e facevo la mia modesta parte. Ho militato nella squadra del Liceo Scientifico contro altre compagini liceali: ricordo che molto più forti di noi erano quelli dell’Istituto “Lorgna”, atleti molto bravi, che ci battevano sempre. Tra questi, il futuro libero della Nazionale azzurra, Pierluigi Cera, veronesissimo, vice-campione ai Mondiali di Messico ’70 e campione europeo a Roma nel 1968».

Tifa per qualche club?
«Mi è dispiaciuto quest’anno vedere scendere in serie B il Chievo: mi sarebbe piaciuto assistere al derby tra due società in A della stessa città (evento, se non ricordo male, avvenuto una sola volta in riva all’Adige)».

Ha ricevuto i complimenti da uno dei più grandi calciatori che la storia del pallone conosce: Edson Arantes do Nascimento, ovvero Pelè…
«Per quelli della mia generazione, credo che Pelè abbia rappresentato sicuramente il maggior esponente di questa disciplina. Tenevo una mia mostra in Brasile – con tappe a Rio de Janeiro e a San Paolo – e lui venne a visitarla, donandomi un libro biografico con tanto di dedica, questa: “A Manara, dal suo amigo Pelè”. Mi ha davvero stupito! Ma, anche dal grande maestro del cinema, Federico Fellini: ho goduto della sua stima, e una volta mi telefonò ringraziandomi e invitandomi a raggiungerlo a Cinecittà. Per il grande maestro riminese ho composto i manifesti dei suoi ultimi film, ho disegnato la sceneggiatura di “Viaggio a Tulum” (viaggio in Messico, sulle orme già segnate da Carlos Castaneda, alla ricerca degli scenari, delle magie, degli stregoni, dei buncos del Paese del Sudamerica) e quella de “Il viaggio di G. Mastrotta, detto Fernet”, un viaggio immaginario di un commesso viaggiatore, che invece di fare ritorno a casa, giunge in un luogo del tutto inaspettato».

Quale asso del calcio le piacerebbe disegnare?
«Pelé, perché rappresenta il movimento, la completezza tecnica, il dinamismo, gran colpitore di testa e piedi fatati. Un altro grande del calcio che raffigurerei è Joahn Cruijff, perché era uomo-squadra, perché grazie proprio al suo talento ha inventato il calcio totale, tattica secondo la quale tutti i giocatori erano intercambiabili. Metto Cruijff davanti a CR7 e a Messi».

E degli italiani?
«Gigi Riva, alla pari di Pelé, dietro c’è tutta una storia, non solo bravi a giocare ma anche come uomini. Sono dei miti, di tutt’altro livello rispetto a Maradona, definito da tutti il migliore in assoluto. Riva lo disegnerei come un antico eroe romano, per via del suo fisico statuario, con quella testa ben fatta e i capelli che gli ornano il volto; si muoveva poco, ma aveva un sinistro che spaccava palloni e reti. E gran colpitore di testa, ripeto».

Di recente, ha ricreato, aggiornato il logo del GSD Ambrosiana, club veronese della Valpolicella, ora in serie D…
«Negli anni Ottanta, avevo disegnato un manifesto con un calciatore dell’Ambrosiana in movimento, mentre scocca il tiro. Da parte dell’attuale dirigenza – guidata da Gianluigi Pietropoli – mi è stato chiesto di rifare il logo, che prima raffigurava il diavoletto ripreso di profilo. Ebbene, io l’ho rifatto, di fronte, quindi, un po’ aggressivo e coraggioso, anche perché l’Ambrosiana, militando in una categoria considerevole come è la Serie D, ovvero l’anticamera del professionismo, e, misurandosi, da tre stagioni a questa parte, contro autentiche corazzate di Veneto e Trentino, ma anche dell’opulento hinterland milanese, non venisse – il logo ambrogino – frainteso, confuso con quello del più famoso Milan. Che gli assomiglia molto, ma, ora di meno».

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Si ringrazia il direttore per aver concesso di riprodurre l’intervista